Terra di nessuno; 7 – Opossum Morto

Il dottore, che voleva vederci chiaro nonostante la paura di impantanarsi, andò da Opossum Morto: sapevano tutti che l’indiano conosceva ogni dettaglio della storia, o perlomeno certi dettagli per pochi eletti. La particolarità di Opossum Morto era che molti non gli parlavano per paura, altri per orgoglio e altri ancora per razzismo, perché era un pellerossa: lo sceriffo era fra questi ultimi, e per un pregiudizio non seppe mai quello che venne a conoscere Quinine, che invece gli era caro amico come Pat e come tanti altri, e parlava con l’indiano molto spesso.

In ogni modo, il dottore chiese a Opossum Morto se quel giorno, il giorno del duello, avesse visto qualcosa di sospetto. L’indiano guardò fisso davanti a sé, ovvero come faceva sempre quando gli parlavano, poi mosse la bocca e tutte le rughe e le piume del suo viso cominciarono come a ballare. Disse:

-Pat Trigger controllò la pistola del suo rivale, contò ogni pallottola. Poi gliela diede. Mentre facevano i dieci passi, il tizio che uccise Pat inserì un’altra pallottola. Il resto lo sanno tutti.

Il dottore, che non era stupido come lo sceriffo, capì che c’era sotto qualcosa; e, siccome ciò che aveva detto l’indiano era a prova di stupido, pensò bene che anche lo sceriffo avrebbe realizzato che dietro a tutto c’era del losco: Hyppo Quinine sapeva che John Wood non avrebbe mai parlato con l’indiano, per cui avrebbe dovuto fare da ponte, anche perché l’indiano non avrebbe mai detto a nessuno niente, come suo solito, e la verità bisognava andarsela a cercare, e insomma il dottore pensò che ormai era solo compito suo, solo lui avrebbe potuto far andare avanti le indagini con passi mostruosi.

Prima di andare dallo sceriffo, però, pensò di raggiungere Lucinda Ley. Ora, il dottore non era stupido, però era piuttosto morboso circa certe cose, e queste certe cose erano il suo membro e l’affetto sessuale smodato che provava per Lucinda. In pratica, per dirla in modo semplice, avrebbe preferito di gran lunga scopare prima la Sciantosa e poi avvertire lo sceriffo, che il contrario: in ogni modo non andò da Lucinda per scopare, anzi, ma per capire: perché oltre a volersela scopare, la morbosità era voler essere l’unico ad avere un certo tipo di rapporto con lei, un rapporto che lei non voleva avere con lui, e questo il dottore lo accettava, del resto sapeva di Pat, però, per una questione forse di soddisfazione personale ed egoismo, fu da Lucinda che il dottore andò subito.

 

Il bordello era pieno di mandriani e contadini. Il dottore raggiunse la stanza di Lucinda proprio mentre il signor Rufus, della fattoria fuori città, stava uscendo. Il dottore si tolse il cappello in saluto, e il signor Rufus disse:

-Mi saluti la sua signora.

-Certamente, e lei faccia altrettanto.

-Sicuro.

Il dottore entrò.

Lucinda era nuda, stesa nel divano, fumava una sigaretta: appena vide Hyppo Quinine capì che qualcosa non andava. Il dottore capì che lei aveva capito e disse:

-Cos’hai fatto al povero Pat?

-Non ti deve interessare!- lo aggredì lei –Sei sempre stato geloso perché io lo amavo e non amavo te! Dovresti essere contento, no?! Ora sparisci, e stai zitto, e nel nome della nostra amicizia e di quello che fai con me guai a te se parli! Tua moglie resterebbe molto male se tu parlassi.

Il dottore restò un po’ fermo, poi uscì scusandosi.

Non tornò mai più da Lucinda Ley detta la Sciantosa.

 

Mentre camminava verso casa, Quinine pensò che se avesse avvertito lo sceriffo prima di andare da Lucinda forse tutto quello non sarebbe accaduto. Era vero però che lui non sarebbe mai andato prima dallo sceriffo, lo sapeva bene, ma era anche ovvio che poteva andarci ora, sì, e risolverla: Lucinda forse sarebbe finita in galera, perché qualcosa di losco certo aveva combinato, e Opossum Morto gliene aveva dato la prova, in effetti; però Lucinda non sarebbe stata giustiziata, questo sì, e anche se giustizia fosse stata fatta lui sarebbe stato comunque nei guai con la moglie.

Meglio stare zitti e andare ad ubriacarsi.

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Terra di nessuno; 6 – Mr. Money

Lo sceriffo e l’avvocato uscirono dal saloon ed entrarono in banca, ignorando quanto il destino -o il caso- fossero buffi e burloni: Mr. Money stava ancora contando i soldi di Pat, e si era appena reso conto di quanti fossero, che si ritrovò John Wood ad oscurargli la luce.

-Sceriffo. Salve.

-Salve- disse cavernoso Wood.

-Desidera?

-Certamente saprai già perché sono qui…

Mr. Money sorrise ed alzò alcune banconote facendole ondeggiare.

-Per questi?

-Esatto. Presumo che tu aiuterai quella povera donna disperata…

-Mi pare logico.

Altro sorriso.

-Allora non ho più niente da dirti. Arrivederci.

Mentre uscivano, l’avocato chiese:

-Ma le dà del tu?

-Sì, una volta l’ho picchiato perché aveva fregato un poveretto. Lui fa finta di rispettarmi, ma io non sono ipocrita.

Ecco, magari non ipocrita, ma piuttosto credulone sì: convinto che bastino pochi pugni per redimere un truffatore come Mr. Money.

-Non ha detto niente a Mr. Money circa il dialogo che ha avuto con il notaio?- chiese l’avvocato.

-No, la mia strategia è tenerlo all’oscuro, non vorrei che capitasse qualcosa di spiacevole come l’altra volta…

Povero sceriffo, così incantato dal mondo: forse quell’aria da burbero era una maschera, oppure era davvero burbero e davvero stupido, ed era meglio per lui suonare i piatti nella banda della città piuttosto che amministrare la giustizia.

-Quale altra volta?

I due stavano passendo davanti all’ufficio dello sceriffo e alle prigioni, e così John Wood indicò la finestra di una delle celle e disse:

-Quell’altra volta.

Dalla finestra uscivano urla disumane che sembravano strilli di una scimmia marchiata a fuoco, urla di dolore e perversa sofferenza.

-Embè? Si sento tutti i giorni tutto il giorno, di continuo. Cosa c’entrano?

-A quel tizio Mr. Money promise dei soldi, non so bene come, in ogni modo lo illuse di poterlo aiutare. Alla fine lo fregò, gli rubò tutto e lui disperato fece una strage: uccise sua moglie e i suoi figli, cioè le bocche che doveva sfamare coi dollari di Mr. Money che non ebbe mai. Fu incarcerato, ma il banchiere assolto per mancanza di prove: indagai sul caso con il notaio, ma non venne fuori niente. Peccato. Tutti si sono dimenticati il suo nome, quelle urla cancellano ogni cosa: è troppo pazzo, ma non possiamo impiccarlo.

-E perché?

-Perché mi rifiuto di farlo, è una cosa disumana impiccare qualcuno. E poi così mediterà sul suo gesto impulsivo.

-Ma è pazzo! Non può meditare!

Lo sceriffo non rispose e l’avvocato pensò che quell’uomo era troppo stupido, talmente tanto stupido da non rendersi conto di quanto fosse effettivamente stupido.

Terra di nessuno; 6 – Mr. Money

Terra di nessuno; 5 – Mr. Tomb

Mr. Tomb era il notaio. L’unica cosa che faceva era seppellire i morti, praticamente, così altro non era che il superiore di Cassetta, in un certo senso: molto macabro, ma tant’è.

Lo sceriffo raggiunse il suo studio, cioè la stanza sotto il suo appartamento. Il fatto che Mr. Tomb avesse scelto proprio quel tugurio risaliva al giorno in cui arrivò in città: all’inizio era la sua casa, e lì ci dormiva, poi gli fecero notare che non si era mai visto nessuno, nel West, dormire al piano terra, a meno che non avesse la casa fuori città e questa non avesse che un piano. Così Mr. Tomb si trasferì di sopra, dove aveva alloggiato lo studio, e traslocò quest’ultimo di sotto: nel saloon risero per dei mesi sulla goffaggine di questo tizio, e alla fine dovettero ricredersi quando iniziò a far soldi, ovverosia ogni tre giorni, quando qualcuno moriva o per incidenti, o per scorribande. Gli affari erano un po’ calati da quando Pat Trigger era arrivato in città, e da quando aveva cominciato a proteggere la gente come una specie di paladino: Mr. Tomb lo odiava, ma siccome in paese tutti lo amavano -e tutti odiavano un po’ lui, antipatico e pieno di soldi grazie alle disgrazie altrui, in quanto unico abilitato a gestire eredità e cose varie- non poté dire nulla sulla sua morte, per un duello così volgare, da poveracci, ma da solo, nel buio della sua stanza, stappò il miglior whisky che aveva e brindò.

 

John Wood andò a trovarlo perché sapeva che doveva in ogni modo vedersela con lui per la sepoltura e tutto il resto. Entrò nell’ufficio seguito dall’avvocato.

-Salve, sceriffo- disse Mr. Tomb, genuflettendosi su ogni sillaba con la voce.

-Salve. Saprà per certo perché sono qui.

-È naturale, è per Pat Trigger. In paese non si parla d’altro. Vuole una sigaretta?

Lo sceriffo rifiutò con sgarbo, perché odiava i soldi di Mr. Tomb quasi più che Mr. Tomb stesso, poi disse:

-Lo seppellirete degnamente, vero?

Lo sceriffo considerava la domanda retorica e inutile, perché ignorava quanta antipatia scorresse nelle vene di Mr. Tomb per Trigger. Invero credeva che se la città sputava addosso a quell’uomo tutto il suo odio, egli doveva fare altrimenti. Ma una serpe resta una serpe, e Mr. Tomb covava in silenzio la sua vendetta. La prima crepa sull’uovo fu quando disse:

-Certamente.

Lo sceriffo sorrise leggermente rilassato, anche se rilassato non era mai, perché era come se l’anima del suo buon amico avesse trovato pace. Incredibile ma vero: Pat Trigger era l’unica persona con cui lo sceriffo si lasciasse andare al riso e allo scherzo. Quando Pat lo raccontava non ci credeva nessuno.

-Aiuterò anche Lucinda. Non so se sa, ma io sono un intimo amico di Mr. Money, e quando succedono queste cose diventiamo in un certo senso… soci… e lei saprà che Pat aveva un fondo in banca, tanti, tanti dollari, e che ora non sono di nessuno… a qualcuno andranno, a qualcuno dovranno andare, e certamente faremo in modo che vadano alla signorina Ley. Non è legalmente la sua donna, ma chissà…

Lo sceriffo lo guardò torvo, poi disse:

-Va bene.

ma in realtà disse:

-Appena trovi un culo per aria cominci a leccarlo.

E se ne andò dicendo all’avvocato che era meglio andarci a bere un po’ su.

 

Mr. Tomb, appena John Wood e l’avvocato uscirono, spaccò una bottiglia contro il muro per sfogare la rabbia; poi prese il soprabito e uscì. Raggiunse di fretta e di furia la banca, dall’altro lato della strada, ed entrò.

Mr. Money era dietro il vetro, a contare dei soldi.

-Salve, Mr. Money.

-Saluto, Mr. Tomb.

-Di chi sono quei soldi?

-Lo sai perfettamente.

-Pat Trigger?

-Esattamente.

-Ah. Strategia Gratt?

-Ovvio.

E Mr. Tomb tornò a brindare nella sua stanza ridendo come uno scemo.

Terra di nessuno; 5 – Mr. Tomb

Terra di nessuno; 4 – Jack Bridge

Quello che fece lo sceriffo dopo aver incontrato Lucinda fu ricongiungersi con l’avvocato e lasciarsi trasportare, inconsapevolmente, dal destino e dal suo disegno.

Entrarono nel saloon, per rinfrescarsi dal caldo del sole e dall’aridità di tutta quella polvere: Jack Bridge era ancora seduto al bancone, con vicino a lui il bicchiere svuotato da dottore neanche dieci minuti prima. John Wood andò a sedersi vicino a Jack, non certo perché sapeva di poter trovare in lui qualche informazione, piuttosto per bersi un bicchiere in compagnia di un burbero come lui, che fra burberi non si crede di esserlo e si pensa di fare i belli.

Mentre bevevano e l’avvocato prendeva appunti, lo sceriffo iniziò una conversazione già senza speranza, perché sapeva che Jack Bridge non conosceva neppure un fatto. Ovviamente si sbagliava, ma chi poteva informarlo?

-Cosa ne pensi dell’affare di Pat?

-Non ne penso niente.

-Non hai avuto per caso qualche voce?- chiese con finta speranza.

-No.

Ora, se Jack avesse detto ciò che gli aveva riferito il dottore, probabilmente lo sceriffo avrebbe capito più cose, o meglio, capito che c’erano più cose, come lui sosteneva, ma Jack, essendo stato zitto, precludeva qualunque svolta, così lo sceriffo disse:

-Lo sapevo, grazie lo stesso.

Finì il suo bicchiere e se ne andò. L’avvocato lo seguì.

Terra di nessuno; 4 – Jack Bridge

Terra di nessuno; 3 – Hyppo Quinine

Appena Pat Trigger passò all’altro mondo, e appena John Wood lo venne a sapere, andò prima a chiamare l’avvocato, un tale Prince O’Fhole, un irlandese di Boston che faceva praticantato laggiù, dove finiva l’America, e poi, con lui, andò a trovare il dottore, perché il ragazzo aveva bisogno di fare esperienza e quella era un’occasione.

Il dottor Hyppo Quinine disse allo sceriffo.

-Stecchito. Aveva una pallottola in pancia, una sola, che è bastata per mandarlo all’altro mondo. Non so cosa dirle più di questo. In quanto medico mi sono sentito responsabile di consolare gli affetti, e così ho passato un paio d’ore da Lucinda, l’amante di Pat, per asciugarle le lacrime. Non ho nient’altro da potervi dire, se non che è morto davvero, quel poveretto. Era davvero immenso.

-Lo so, lo so…- fece lo sceriffo. Poi contrasse il viso in una smorfia, sputò per terra, aggiustò il suo cappello cattivo e se ne andò borbottando: odiava il dottore con tutto sé stesso, speroni compresi, e sapeva perfettamente che non era andato dalla Sciantosa per asciugarle le lacrime, ma per bagnarsi e basta: dopotutto era una puttana, pensò John Wood, e anche se era triste non poteva certo tirarsi indietro da un cliente che chiedeva di lei. Quel dottore era davvero un bastardo farfallone, e lo sceriffo non voleva altro che dire alla sua povera moglie -che ogni sera lo aspettava a casa chiedendogli come era andata la giornata- la verità, nient’altro che la verità, e cioè che Hyppo Quinine era una feccia, una merda, praticamente inutile e dannoso per il ruolo fondamentale che ricopriva.

-Cosa ne pensa, sceriffo?- chiese l’avvocato.

-Che quel dottore mi sta antipatico.

-Lei dovrebbe essere imparziale.

-E lei dovrebbe solo stare zitto e prendere appunti.

Prince O’Fhole ammutolì e non disse più niente.

 

Il dottore, dal canto suo, raggiunse il saloon. Era una persona molto ansiosa, che come dottore non aveva nulla da imparare, ma che come uomo, nel senso metafisico del termine, non aveva niente da insegnare: era proprio un bastardo -lo sceriffo aveva ragione- e così, per smorzare la tensione accumulata dall’interrogatorio più informale e menzognero che avesse mai fatto, andò a bersi un bicchiere. Chiaramente whisky.

Si sedette al bancone, proprio vicino a Jack Bridge.

Jack Bridge era il più grande giocatore d’azzardo della contea, uno che si infilava un mazzo nelle maniche della camicia e riusciva a tirar fuori tutte le carte giuste al momento giusto, senza farsi mai vedere: un baro, naturalmente, ma lo erano un po’ tutti laggiù. Sta di fatto che il dottore, vuoi per la tensione, vuoi perché oltre ad essere ipocrita e bastardo era anche logorroico, si mise a raccontare tutta la vicenda.

-Vedi, quella pallottola ha ucciso Pat, sì, ma ce ne erano altre cinque a salve, nella pistola di quel tale, e io non capisco perché. E poi Lucinda. Sì, è vero, stava piangendo, ma erano lacrime finte, non era seria, non piangeva di dolore. Le ho anche chiesto se… e insomma, sì, mi ha succhiato l’uccello, con tutto quello che ha passato doveva rifiutarsi, per lo meno farlo piangendo. Invece niente, insomma, certe cose gli sceriffi non le notano, ma io che sono un dottore sì, e lei non piangeva. Non gliene frega un cazzo se Pat è morto.

-E a me non me ne frega un cazzo di tutta ‘sta storia. Levati, grassone.

Il dottore guardò Jack, finì di bere e se ne andò. Si ricordò, quando era già fuori e già più rilassato, che Jack Bridge era la persona più indifferente e solitaria del mondo.

Terra di nessuno; 3 – Hyppo Quinine

Terra di nessuno; 2 – Lucinda Ley

John Wood era lo sceriffo. Lui era la legge, e quello che diceva andava fatto. John Wood era quanto di più simile ad una carogna camminasse su due gambe e parlasse: un bastardo vero e proprio, con una paglia costantemente in bocca e il cappello a fargli ombra sugli occhi, per sembrare più cattivo.

Quando venne a sapere che Pat Trigger era stato ucciso a duello non ci credette, così fece una cosa: andò dal dottore, un tale Hyppo Quinine, grasso e baffuto di grigio, che aveva accertato la morte.

-Stecchito- disse allo sceriffo, che andò così a farsi un bicchiere all’anima del povero Pat.

Riposa in pace.

Dopodiché, anche se non ne aveva voglia, iniziò a fare ciò che la stellina appuntata sul gilet gli imponeva: interrogare, indagare, capire perché Pat Trigger, che non doveva morire, era morto. Più che una questione legale, che il duello era un duello, e Carl Schlomo non poteva essere processato per omicidio, non in quella città, non con quello sceriffo, era tutta una questione meramente di principio: John Wood voleva -e doveva- capire cosa diavolo era successo alla colt di Pat.

 

La prima persona che decise di incontrare fu Lucinda Ley, detta la Sciantosa, perché era bella e distrutta, una delle puttane del bordello: puttana perché senza più nessun’altra speranza di vivere, e amante di Pat, lo sapevano tutti. Lui era geloso, lei bellissima, lui la proteggeva e lei se lo portava a letto fuori dall’orario di lavoro, ed era l’unico con cui facesse amore vero, e non sesso e basta. Stava di fatto che se c’era qualcosa che non andava in Pat -una delusione, una piccola screzia- Lucinda Ley l’avrebbe saputo. Così fu ovvio per lo sceriffo andare subito da lei per restringere il cerchio delle indagini.

John Wood entrò nel bordello e una folata di profumo scadente e nauseabondo lo travolse: le luci rosse dei lampadari vorticavano nei suoi occhi come tempeste di sabbia, e le donne, nude o coperte da semplici drappi colorati, lo accerchiarono sorridendo e squittendo.

La proprietaria, una vecchia che da giovane lavorava lì e che aveva ereditato dalla precedente padrona (una vecchia che da giovane lavorava lì), gli venne incontro e gli disse:

-Cosa porta lo sceriffo, la legge, in un postribolo come questo?

-Una disgrazia. Avrai saputo senz’altro di Pat Trigger, vero?

-Certamente,- rispose melliflua la donna –Lucinda non è scesa neppure per il pranzo oggi.

Lo sceriffo annuì sorridendo e raggiunse il piano superiore -la camera di Lucinda- appena in cima alle scale. La cosa che notò mentre andava verso la stanza fu che dalle porte aperte delle altre camera intravedeva solo divani, e non letti, e questo lo meravigliò alquanto. Una volta entrato nella stanza di Lucinda, dopo aver bussato e aver sentito lei che lo chiamava dentro, osservò che anche lì c’era un divano e non un letto: era la prima volta che metteva un piede in quel posto, e la cosa lo stupì, perché da giovane, nei bordelli delle altre città di frontiera, aveva trovato solo letti.

-Come mai in questo bordello ci sono solo divani?

-In Francia i letti sono più grandi perché i francesi sono più romantici: oltre che per dormire li usano per farci l’amore. A noi, per quello, basta un divano.

-Ah- disse lo sceriffo. Poi si tolse il cappello, e visto che il ghiaccio era rotto guardò gli occhi lucidi di Lucinda: stava piangendo, era piuttosto naturale.

-Saprai perché sono qui, immagino.

-Pat è morto in un duello da gentiluomini, la legge non può fare niente per ridarmelo indietro, né tantomeno per vendicarmi.

-Lo so, ma Pat era un mio caro amico: sto indagando non come uomo di legge, né tantomeno come uomo di Dio: sto indagando come John Wood, perché voglio capire dove Pat ha sbagliato, cosa ha fatto: lui non perde mai.

-La verità è che a tutti capita di sbagliare, e stavolta è toccato a lui, anche se non gli era mai successo.

-No, Pat Trigger non sbaglia mai. Due anni fa arrestò una banda di trenta banditi mentre assalivano un treno. I banditi esplosero trecento bossoli, e nessuno ferì minimamente Pat, che anzi ne sparò ventisei e tutti e ventisei andarono a segno, nel ginocchio destro di ogni bandito. Pat Trigger non sbaglia, e io sono qui per capire cosa è successo.

Ci fu una pausa. E poi:

-Tu sai qualcosa, Lucinda?

-So perché si sono sfidati. Carl, quel giovane nevrotico e ansioso, venne da me qualche sera fa. Pagò per un servizio normale, cioè lui me lo infila dentro, poi viene, godiamo e se ne va. Il problema è che alla fine della cosa mi chiese un pompino, e io gli che l’avrei fatto se mi pagava, ma lui lo voleva gratis e insomma mi violentò, e tanto, senza pietà. Lo dissi a Pat e Pat andò da questo qui, per dargli una lezione. Carl lo sfidò, e il resto lo sai.

Descrizione pragmatica di una donna alla mano. Lo sceriffo rimase per un po’ in silenzio, perplesso. Poi disse:

-La storia può anche avere senso, ma resta il fatto che Pat ha perso contro un tizio che doveva morire subito sotto lo sguardo di Trigger. C’è dell’altro, sono sicuro, ma per ora basta così, mi hai già aiutato. Grazie.

John Wood si rimise il cappello e se ne andò, ancora avvolto dal profumo nauseabondo e poi dal sole e dalla polvere della frontiera.

Terra di nessuno; 2 – Lucinda Ley

Terra di nessuno; 1 – Pat Trigger

Ho sempre desiderato scrivere un racconto western da quando lessi City di Baricco, da quando vidi i film di Sergio Leone e da quando ascoltai I cowboys di De Gregori; e non so perché (ma forse proprio per City) volevo che fosse un giallo. Quando inizia a scrivere, poi, mi ricordai di un supplemento a Topolino di qualche anno fa in cui si parlava di film western e in cui si diceva che per fare un buon western bastavano i soliti tre o quattro personaggi: lo sceriffo, il giocatore d’azzardo, la prostituta, il pistolero…

Alla fine tutta l’attesa, la voglia e il piacere di scrivere questo racconto hanno surclassato di molto il racconto stesso, che non è stato all’altezza delle aspettative -ho provato anche a migliorarlo, davvero, ma lui o io non volevamo-, e quindi in questa storia ci saranno uno sceriffo, un giocatore d’azzardo, una prostituta, un pistolero e anche un banchiere, come in Rango, perché questo racconto è pieno di cose di altri e senza cose mie.

 

 

“I cowboys vanno a cavallo per i canyons della vita/ la loro gloria è una cintura d’oro e una fibbia arrugginita/ Il deserto è la loro stella, la loro stella non ha famiglia/ e il futuro per loro non ha mattino, il loro vino non ha bottiglia/ Il deserto è la loro stella, la loro stella fa che non tramonti/ e il futuro per loro è una cosa bella, che quando arriva ci si fanno i conti/ I cowboys sono animali veloci, quando ritornano già vanno via/ le loro strade non hanno incroci, la loro vita è una ferrovia/ Che quando riparte il treno, tutti armati fino ai denti/ ti salutano coi fucili, a cavalcioni dei respingenti/ I cowboys vanno a cavallo, nell’Arizona dei nostri cuori/ non hanno figli e non hanno padri, non hanno armi e non hanno amori/ All’avventura vanno da soli, così si perdono raramente/ sono cuori nella deriva, sono anime nella corrente/ E quando ritorna il treno che è sera, e il futuro si fa presente/ prima dei cowboys chissà se c’era, ma dopo i cowboys non c’è più niente”

“I cowboys”, Francesco De Gregori

 

Non c’è da scherzare: un duello è una cosa seria. Non è un ballo, o una sera all’opera, dove tutti cantano e muoiono cantando: nei duelli si muore urlando, urlando forte, perché le pistole fanno male, quando sparano, e il sole e la polvere della frontiera oscurano gli occhi. Si muore rapidamente che neppure ce ne si accorge: un attimo prima si era tutti al bordello, con due puttane alte così, belle e formose, in giarrettiera, e un attimo dopo si è per terra che deve arrivare Cassetta, il becchino -lo chiamavano così perché faceva le casse da morte, il poveretto- e, insomma, si è già belli che sepolti, quando arriva Cassetta. Non c’è grazia, nelle cittadine di frontiera: è terra di pionieri, quella, di indiani, banditi e pistoleri, terra di sceriffi e donne di malaffare, giocatori d’azzardo e gente che ha studiato e vuole guadagnare facile o ha perso ogni cosa dalla vita: terra di nessuno.

Non c’è da scherzare: un duello è una cosa seria, e Pat Trigger era il più serio di tutti, in queste cose. I sui occhi erano grandi come l’orizzonte, durante i duelli, e vedevano le anime, impassibili e freddi; i suoi occhi di un giallo scuro, come la polvere della prateria, i suoi occhi cattivi come bossoli esplosi. Pat Trigger era il più grande pistolero del West, e stava per duellare contro un giovanotto, un tale Carl Schlomo, che veniva da chissà dove, tutto nevrosi e ansia. Non avrebbe perso Pat, questo si sapeva, questo lo sapevano le teste che curiosavano dalle finestre, lo sapeva la polvere, lo sapeva la strada, lo sapeva Pat: non avrebbe perso semplicemente perché non perdeva mai.

Era un pistolero che aveva imparato fuori dai saloon, quando quelli più grossi e cattivi lo spingevano fuori e lo prendevano in giro: capì che se non poteva vincere sul piano fisico poteva -e doveva- farlo su quello della rapidità: divenne un maestro nel togliere la pistola dalla fondina, caricare e sparare. Dopo qualche mese nessuno lo spinse più fuori da un saloon, ma anzi tutti gli offrivano da bere. Era Pat Trigger, ormai, un lupo solitario che veniva assoldato di città in città dagli sceriffi o dai governatori per arrestare ora questo ed ora quello, sgominare bande di assaltatori di diligenze o treni, ladri di bestiame. Tutti lo temevano, tutti lo rispettavano, e quando Carl Schlomo lo sfidò a duello, nessuno si stupì: capitava sovente che se Pat era in città qualcuno cercava di ucciderlo, così, solo per avere la gloria di essere colui il quale aveva accoppato il più grande, semplicemente il più grande, pistolero del West.

 

I due erano uno di fronte all’altro, pronti. Dieci centimetri di distanza fra i loro nasi, dieci appena. Si misero schiena contro schiena, le mani tese lungo i fianchi. Le teste dei curiosi rientrarono, la gente se ne andò: era un duello privato, quello, come tutti gli altri di Pat: non voleva che le donne e i bambini proseguissero le loro vite con così tante immagini di morte negli occhi, non voleva che gli uomini credessero cosa buona e giusta sfidare qualcuno alla morte. Così: nessuno a guardare, solo il vecchio Opossum Morto, l’indiano, l’amico di Pat, che lo aveva incontrato in uno dei suoi viaggi e l’aveva portato in città, e che ora stava sempre seduto sulla sua veranda, e vedeva e sapeva tutto e non diceva nulla se non glielo si chiedeva. Il vecchio Opossum era l’unico a guardare il duello perché sì, perché era sempre stata questa la solfa, solfa che Pat avrebbe evitato volentieri, ma era un gentiluomo e non si tirava mai indietro: non era un codardo, ed era davvero il più veloce, e il più bravo -un virtuoso- e sapeva che non avrebbe perso mai.

Dieci passi.

Uno.

Due.

Tre.

Quattro.

Cinque.

Sei.

Sette.

Otto.

Nove.

Dieci.

Si girarono.

Fuoco.

Fuoco.

Proiettili nell’aria, sibilando la nenia della morte.

Uno andò a perdersi nell’orizzonte.

L’altro nella pancia.

Di Pat.

Che cadde a terra.

Ferito.

Neppure il tempo che la gente, udendo gli spari, tornasse fuori a vedere Pat vincitore, che Pat Tigger, il più grande pistolero del West, era già morto.

Terra di nessuno; 1 – Pat Trigger