Olio su tela; E d’arte e d’amore, ovvero di quando impazzii – 5

L’Austria era un impero troppo vecchio e stanco, troppo languido per vivere ancora a lungo: la Guerra l’avrebbe presa e distrutta, riducendola ad essere uno scherzo di terra circondata dalle montagne che chiunque poteva sfruttare. Ricordo distintamente un uomo, un vecchio contadino, che portava le sue pecore al pascolo, nelle Alpi, incurante della politica e del destino: lo ammirai per la sua solitudine e la sua limpida e serena indifferenza.

Ero a Vienna, in affitto presso una famiglia benestante che non sfruttava un’enorme stanza al terzo piano del loro stabile: in cambio di qualche pulizia e poche monete potevo star lì quanto volevo. Una mattina, preso da un’insaziabile quanto inspiegabile e indefinita voglia, presi la via che portava verso le Alpi e raggiunsi i pascoli: fu una lunga camminata, un comodo spostamento in treno -l’ennesimo-, ed infine una rilassante permanenza di qualche ora sotto le falde delle montagne innevate sulla vetta. Fu lì che lo incontrai, il pecoraio: era bellissimo, e parlai con lui per quasi tutto il tempo.

Quella sera, così come andai, tornai a casa: seduto nella stanza, sorseggiando vino rosso come il sangue nella notte, pensai per quale assurdo motivo la mia follia o il mio amore -che poi sono la stessa cosa-, mi avessero spinto a quella gita fuori porta: forse la voglia di rompere la solita vita quotidiana, la ricerca di un’avventura, o più semplicemente un modo come un altro per distrarmi, che era poi quello che ero andato a fare in Austria: distrarmi. Non ce la feci: la mia follia o il mio amore, che sono la stessa cosa, erano troppo immensi, decorazioni della mia persona; capii che stavo impazzendo per amore, la pazzia più chiara, e sorrisi: lei chissà dov’era, mentre mi addormentavo e non pensavo più a nient’altro.

Il giorno dopo incontrai Gustav Klimt.

 

Klimt era un uomo grosso, una specie di orso imponente, e faceva tremare l’aria: fui travolto da tutto il suo amore. La cosa che mi fece più ridere di Klimt fu il suo pigiamone: con quello addosso sembrava un bambino troppo cresciuto che non vuole staccarsi da sua madre, e per questo, forse, per averla con sé, lo portava come fosse ancora in fasce. Dopo averci parlato capii senza dubbio che con sua madre, la sua prima donna, ebbe delle difficoltà: un uomo non può avere così tanti problemi con il genere femminile come lui, se non ha avuto precedenti con la madre.

Ricordo perfettamente il nostro incontro: ero nel suo studio, una bella camera piena zeppa di quadri e oro, seduto a bere vino; Klimt era con una donna, una sua committente. La cosa era più o meno avvenuta in questo modo: io frequentavo un caffè assiduamente, in quei giorni, e feci così amicizia con questa donna, una tale di cui non ricordo assolutamente il nome, che frequentava il caffè ancora più assiduamente di me: finì che diventammo amici, e all’inizio credetti fosse una prostituta, per come si approcciava, ma in seguito scoprii che era un’appassionata del marchese De Sade, di cui aveva letto ogni cosa, ed era libertina di passione; sta di fatto che parlando venni a sapere che conosceva un pittore, uno bravo, e che ci faceva regolarmente sesso: fu lei ad accompagnarmi a casa di Klimt, e fu lei a farmi sedere a bere vino mentre lei, spogliandosi, raggiungeva Klimt su un tavolo per fare l’amore. Assistetti alla scena imbarazzato e curioso: entrambi avevano qualcosa di sbagliato e lì su quel tavolo lo facevano vedere; mentre andavano su e giù, e il legno cigolava, e la polvere d’oro si alzava verso il soffitto come stelle sbriciolate, intuii che ci doveva essere una spiegazione irrazionale per quella scena surreale.

Alla fine lei si alzò, si vestì e se ne andò salutandomi con la mano: io restai piuttosto pietrificato, a guardare, mentre Klimt si rimetteva il suo pigiamone e veniva verso di me: prese il mio bicchiere e finì il vino, me lo ridiede e si sedette sulla sedia lì a fianco, guardandomi: minuti si attesa.

-Intendete dipingermi?- chiese per rompere il ghiaccio, siccome era tutto molto inquietante.

-No, io dipingo solo donne.

-Ah.

Silenzio.

-Sai,- continuò lui -le donne sono importanti: Dio le ha create per dare compagnia all’uomo, per dargli un futuro, per aiutarlo, ma sono anche mantidi religiose, e uccidono. Come Giuditta. Le donne sono anche il male.

-Sì…

Ero piuttosto spaventato.

-Io faccio sesso con le mie committenti.

-Ho notato, in effetti.

-E poi le dipingo. Ma prima ci faccio sesso: serve anche per l’ispirazione, sai?

-Immagino…

Silenzio.

-Ma questa donna con cui avete appena, insomma…

-Fatto sesso?

-Esatto. Dicevo, l’avete già… dipinta… altre volte?

-Ovviamente: le donne sono tutta la mia arte, e l’arte è tutto il mio amore, e tutto il mio amore è Emilie.

-Chi è Emilie?

-Un’amica. Credo di amarla, come avrai capito. L’ho dipinta tante volte, anzi, è la persona che dipingo più spesso, ma non ci ho mai fatto sesso.

-Ah. E come mai, se posso chiedere?

-Perché con lei l’ispirazione viene lo stesso, perché lei è così bella che non serve il sesso per amarla: lei è la donna che ho cercato per tanto tempo… assomiglia a mia madre.

Rimasi in silenzio e con il bicchiere di vino stretto fra le mani, bicchiere vuoto con una piccola impronta delle labbra di Klimt sul bordo, come se avesse baciato una donna di rossetto. Disse:

-Non giudicarmi per come mi sono confessato… sono una persona fatta così.

-Ci mancherebbe altro.

-In ogni modo, vattene da casa mia: neanche ti conosco.

-Ah. Già, beh, sì… Grazie per il vino, allora.

Gli porsi il bicchiere, sorrisi e me ne andai.

Non lo rividi più, né più tornai a quel caffè: per quanto Klimt mi avesse spiegato, per quanto potessi capire, quella donna mi sembrava più che mai una vera puttana e Klimt solo un poveretto che in cambio di quadri guadagnava l’amore che Emilie forse non voleva dargli.

 

Decisi, qualche giorno dopo aver incontrato Klimt che l’amore mi stava perseguitando, e così il mio passato: come un ramo trasportato a riva e ripreso dalle onde decisi di andarmene: l’Austria era troppo sobria, troppo vecchia, e mi mancava Parigi. Scelsi in ogni modo di aspettare, che era forse troppo presto per tornare là: il clima freddo e alienante della Germania mi avrebbe forse giovato di più.

Annunci
Olio su tela; E d’arte e d’amore, ovvero di quando impazzii – 5

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...