Olio su tela; Unicorni rosa in tutù che ballano il charleston

“Abbiamo anche il sospetto che qualsiasi follia sia un sogno che si è fissato”

Julio Cortazar, “Rayuela”

 

 

 

Reame dei Sogni, 1924.

Un elefante traballa sulle gambe esili come ramoscelli, mentre farfalle volano tutte attorno e una grande corda pende dal cielo.

Il cielo.

Che non ha confini. E quindi non ha inizio. E non ha fine. Eppure è là, e una corda pende, e oscilla. Alla corda un impiccato, che dondola, sopra all’elefante. Sembra un grosso pendolo, un orologio floscio che scandisce il tempo che manca all’apocalisse. Che manca al varo della nave. Tante navi. Sotto l’elefante e sopra al cielo.

E le navi sono il cielo.

E sono il mare. E sono la vela. Sono stoffa, e sigari. Pipe. Le navi come tante pipe che ballano al ritmo del charleston più sereno, poi tante note che picchiano una tigre scappata da una bocca. Una rossa bocca color fuoco, la bocca della passione. La tigre scocca un bacio, la bocca scocca un proiettile. La bocca diventa un fucile. E il proiettile un fiore. Prima di dissolversi, in neve e fuochi d’artificio, contro le navi. E le navi esplodono. Sono coriandoli.

Milioni.

Verso il cielo.

Che non esiste.

Ma da cui pende un impiccato.

E l’impiccato cade, la corda recisa. L’arteria recisa. Un enorme cuore che pulsa nel nulla dello spazio. È il cuore del mondo, il cuore di Marte. E Venere che nasce dalla spuma, sopra una tovaglia a scacchi rossi e bianchi. E c’è Bacco che le palpeggia il sedere bevendo vino da un fiasco, un fiasco fatto di capelli, capelli d’oro. E un angelo pelato cerca la sua chioma, vagando per la terra, bestemmiando. Un grasso contadino beve whisky e urla alla luna, ma la luna non esiste perché non esiste il cielo.

Solo lo spazio. Col suo cuore.

E le stelle. Tante piccole ferite di guerra.

Dall’alto gronda sangue, che bagna i vestiti e i pini, un cane abbaia.

Gatti che corrono, e manticore, chimere, grifoni, unicorni e merletti sulla cima di un castello. Il castello! Un guelfo gobbo che corre dietro a una cortigiana in abiti succinti, tanto sesso da far impallidire un bordello. Ma nessuna puttana.

L’unica puttana è la fortuna, che fotte e si fa pagare dal povero guercio senza più soldi. È in mutande, seduto al verde tavolo da gioco da bambini e un sasso che rotola sul cemento -la campana- armato. Armato per la guerra. Tanti soldati, uno è pelato e vestito di rosso.

Non c’è niente che non va. Tutto va bene.

Potrebbe durare da sempre o solo un minuto. Fra un secondo tutto sparisce. Tutto se ne va. Niente è mai esistito. Solo nella testa. Nella mente. Nel subconscio. Il subconscio è un mare. Che sbatte. Straborda. Spezza le esili gambe dell’elefante e crolla lui e crolla il mondo. Le navi. Inizio e fine. Alfa e omega. A e Z. Sarebbe bello capirci qualcosa. Ma il cibo ed il sesso. E a volte le api. A volte perfino i reni di stoffa e tutù e gli uccelli che sembrano finti. A volte la Francia. Oppure il futuro. Ma questo è il Reame dei Sogni, qui non comanda la logica. Tutto è possibile finché un sogno. Lo fosse per sempre!

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